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Promozione del lavoro

Le considerazioni sul lavoro, o sulle diverse variabili utilizzate non solo dal legislatore ci aiutano a fare un’analisi non solo etimologica ma anche di sviluppo della società così come le relative corrispondenze del prezzo pattuito per il lavoro: i Romani distinguevano tra fatica e lavoro (nell’accezione in cui per il primo termine ci fosse un intenzione di sforzo, di sudore), il lavoro come sfruttamento (che secondo Marx rappresenta la variabile del profitto della borghesia), il lavoro come prestazione sinallagmatica ovvero tipica della disciplina di un rapporto tra due o più persone, il lavoro alla base della nostra Repubblica (ex articolo 1 della Costituzione).

Tra le diverse tipologie contrattuali di lavoro ricordiamo quello intermittente, a chiamata, condiviso, stagionale, autonomo, a partita iva, a collaborazione, co,co,co, a progetto, saltuario, somministrato, a domicilio, “voucherizzato”.

Il lavoro nella sua accezione patologica: precario, grigio, nero.

C’è poi un’analisi che va fatta in relazione al suo ambiente: il lavoro agricolo, marittimo, del settore della logistica e dei trasporti, quello sportivo, l’alberghiero e del turismo, della moda e dello spettacolo, pubblico/privato, in sanità, del settore chimico, quello per gli enti no profit (e lì si parla di volontari o di soci e un discorso analogo vale per le cooperative sociali), quello di cura, il lavoro domestico, il telelavoro o da remoto e lo smartworking, il lavoro .

Il lavoro in relazione al tempo: tempo pieno, part-time (Verticale, orizzontale, misto), e di nuovo intermittente…etc..

Il lavoro inteso anche come sussidio, come assistenza, basta pensare al reddito di cittadinanza (collegato al lavoro anche se per adesso non ha avuto attuazione), per la quale branca si parla di cd. “politiche passive del lavoro“.

Il lavoro come prodotto, che si muove nelle variabili del mercato, e le considerazioni economiche da Marx, a Keynes, a Sraffa, alla teoria marginalista che conosce alcune versioni più democratiche e definite “dal volto umano”:

bisogna accrescere le dotazioni iniziali dei fattori così da accrescere la remunerazione della forza-lavoro poiché la distribuzione naturale del reddito potrebbe risultare troppo sbilanciata a favore di classi sociali già avvantaggiate

fino agli studi di Ezio Tarantelli per l’abolizione della cd. “Scala mobile”.

Ad oggi la questione lavoro è sinonimo di salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro. In questa fase (la cd. fase 2), infatti, dobbiamo essere attenti come cittadini, lavoratori e imprenditori, soprattutto poiché alcune attività produttive sono chiamate a fare la loro parte non solo nell’ottica dell’economia nazionale e del fatturato ma anche del rispetto delle norme sulla salute e sulla sicurezza nel luogo di lavoro, dei dpcm, delle ordinanze, delle famose faq, del buonsenso e dei protocolli firmati con il Governo (di cui ad oggi si trova all’allegato 6 del cd. “Cura Italia”).

La promozione del lavoro è strettamente collegata al ruolo di cui ci troveremo a vestire i panni: ovvero quella del promotore 68.

L’ambito della promozione ha ad oggetto la Legge 68 del 1999 che istituisce il “collocamento mirato” per i disabili e la disciplina del d.lgs. 276/2003 ex art. 14 secondo cui si possono stipulare delle convenzioni con cooperative o imprese sociali alle quali viene affidata una commessa di lavoro da parte delle imprese soggette all’obbligo di assunzione dei disabili.

Potrebbe sembrare alquanto anacronistico sentire parlare di “promozione” al lavoro con riferimento ad una norma del 1999. Per alcuni, quali Marino Bottà ( Agenzia per il lavoro Umana) sarebbe più opportuno parlare di “attuazione” della legge 68 in ragione del merito di moltissimi addetti ai lavori che hanno svolto questo compito all’interno delle risorse umane da venti anni a questa parte.

La parola promozione dunque deve essere colta nella sua accezione semantica inteso come dinamismo, movimento in tutte le varianti e le sfumature che il mondo del lavoro propone, e dei vari soggetti che si trovano a disciplinarne il contenuto (enti europei, nazionali, regionali, provinciali), nello sfondo delle variabili dell’economia, non solo nazionale.