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Storie

Disabilità e lavoro sono due realtà inconciliabili? No, quando il collocamento è effettivamente mirato e quindi la persona giusta viene inserita nel posto giusto, l’inserimento funziona; si tratta di capire chi ci troviamo di fronte e quale ambiente lavorativo sia più consono alle sue capacità ed esigenze.

La storia di Francesco e Marco

Francesco e Marco sono due giovani ragazzi milanesi che lavorano nel settore della ristorazione. Siamo in Inverno, Francesco è in pausa ma prende il caffè con i colleghi; preferisce rilassarsi in solitudine, comodamente poggiato sul termosifone della sala break. Gli piace il caldo e ama sostare nei pressi delle fonti di calore. Marco, invece, adora il caffè, conosce tutti i tipi sul mercato, potrebbe parlarne per ore, ed è capace di percepirne l’odore da lontano. Non domandategli, però,se abbia visto un film con Al Pacino, perché vi chiederà se intendiate insieme all’attore.

Francesco è precisissimo e rapido nel lavare i piatti, sa quanto il suo compito sia importante, pertanto non si perde in chiacchiere e procede spedito come in una catena di montaggio, perché le persone sono sempre tante ed è poi bello sentire il profumo di pulito del detersivo al limone; ne va matto.

Marco avvolge meticolosamente i tovaglioli attorno alle posate e, essendo un ristorante All you can eat con servizio buffet, vigila sempre che ci sia abbastanza cibo sul tavolo e che ciascun piatto non rimanga mai vuoto. Serve anche il gelato e le palline sono delle sfere perfette.

Il titolare del ristorante è soddisfatto; non gli interessa se i ragazzi non amano molto conversare con i colleghi, perché sono puntuali, efficienti e, semplicemente, fanno ciò che devono fare bene e velocemente. Andrebbero avanti anche senza pause, se non fosse stato loro comunicato oralmente e per iscritto quando lavorare e quando staccare.

La recruiter Monica che si è occupata dell’inserimento dei due ragazzi è stata per loro più di una referente: ha preso contatto col titolare del ristorante, spiegandogli che, nel colloquio avrebbe dovuto porre domande specifiche sul lavoro, piuttosto che sui rapporti interpersonali e ha fornito indicazioni a Marco e Francesco sul dress code, su orari , mezzi per raggiungere il ristorante, sia a voce che via e mail.

I ragazzi lavorano, ad oggi, nel ristorante da un anno e sono un esempio di precisione e dedizione per i loro colleghi.

La storia di Vincenzo

Vincenzo è un simpatico ragazzo bresciano di 30 anni. Sorride, parliamo mentre mangia con i suoi coinquilini, ama molto gli animali e lo sport. Da quel maledetto sabato notte di tre anni fa, purtroppo, Vincenzo non può più giocare a livello agonistico a Rugby, la sua grande passione. La sua auto si schiantò contro un albero; un colpo di sonno e se, in quel momento lui perse la mobilità, divenendo paraplegico, ciò non intaccò la sua voglia di andare avanti.

Certo, l’essersi trovato nella condizione di non poter più camminare non fu facile; Vincenzo incominciò a frequentare dei gruppi di incontro con persone disabili, un universo fino a quel momento a lui sconosciuto, perché spesso non si pensa a una situazione, fino a quando non ci si trova nella stessa. In quel modo capì di non dover vivere la sua condizione come una vittima ma con la consapevolezza che tutti possiamo trovarci ad essere disabili e ciò dipende anche dall’ambiente in cui ci troviamo e dalle persone intorno a noi. Camminando sulle proprie gambe, tutto sembra semplice, magari non ci si sofferma sulle barriere alla mobilità che ci circondano e che si dovrebbe cercare di rimuovere nell’interesse collettivo.

Oggi Vincenzo è un tecnico informatico, il suo lavoro è sempre molto richiesto e la sedia a rotelle non gli impedisce di rendere al massimo e si può dire, anzi, che la sua presenza in ufficio abbia sensibilizzato i suoi colleghi sulle difficoltà quotidiane della mobilità ridotta, portando l’azienda ad adottare piccoli accorgimenti, come ascensore e pedana che, in fondo, non sono utili a tutti?

La storia di Anna

Anna è stata sempre supportata dalla recruiter Angela e dal tutor Carlo che l’hanno aiutata a inserirsi nell’ambiente lavorativo, definendo gli obiettivi del percorso e aiutando la ragazza a capire la routine, semplicemente accompagnando la descrizione orale dei compiti da svolgere a una lista scritta, punto per punto con ciò che deve fare in sequenza.

Non ci sono mai stati problemi per Anna e i suoi colleghi la considerano una di loro, perché non dovrebbero, d’altronde, dato che fa le stesse cose che fanno loro, altrettanto bene?

La storia di Paola

A quanti piacciono il profumo del caffè e della brioche la mattina al bar? In un bar lombardo, capita che si venga accolti da questi profumi e da lei, Paola che, sempre estremamente gioiosa e sorridente, è pronta a ricevervi con un caloroso benvenuto, un abbraccio che ti fanno tanto sentire a casa, anche se, magari, sei a chilometri di distanza.

Paola è una persona con la sindrome di Down , ha un cromosoma in più ma anche un valore in più: un affetto sincero e spontaneo che chiunque passi per quel punto di ristoro potrà testimoniare.

Dopo l’alberghiero, Paola ha voluto continuare il suo percorso per essere indipendente e ha scelto di vivere in una casa famiglia con altre due persone come lei, Chiara e Alberto con cui condivide spazi e lavoretti domestici, aiutati di tanto in tanto dagli educatori che, però, non si sostituiscono a loro. La mattina la ragazza si sveglia alle 6, indossa la divisa pulita che ha preparato la sera prima e, dopo aver fatto colazione con Nutella e biscotti, prende l’autobus per andare al lavoro, come farebbe qualunque lavoratore.

Inizialmente i datori di lavoro erano un po’ scettici, hanno assunto Paola, perché avevano 15 dipendenti e la legge imponeva loro di assumere una persona disabile. Temevano le reazioni dei clienti, che la ragazza non si integrasse nell’ambiente e avevano paura che non capisse bene cosa fare.

Ora non la vogliono più lasciare! Ormai Paola è parte del bar, è come se fosse sempre stata parte integrante di quella realtà e pure lei è contenta, perché le piacciono le persone e lei piace a loro.