Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)

Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)

Cos’è l’ICF?

L’ICF è un modello concettuale messo a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al fine di ottenere una classificazione universale e sistematica degli stati di salute di una persona. Approvato dalla 54° Assemblea mondiale della salute il 22 Maggio 2001 nasce innanzitutto da un superamento dei concetti di menomazione, disabilità ed handicap ( definiti dall’ ICIDH 1980). Viene definito un modello biopsicosociale in quanto, in accordo con il nuovo concetto di salute secondo l’OMS, le condizioni di salute vengono valutate in base a tutte le dimensioni del funzionamento umano: fisico, psicologico, personale, familiare, sociale e ambientale.

A cosa serve?

Obiettivo principale è quello di utilizzare uno strumento che permetta di avere un linguaggio comune in tema di disabilità, migliorando in questo modo gli aspetti comunicativi e permettendo il confronto dei dati e la creazione di statistiche. Grazie a questo modello è poi possibile descrivere non soltanto gli aspetti “negativi” del funzionamento di una persona (disabilità), ma anche gli aspetti “positivi”, ciò che una persona è in grado di fare e soprattutto quali sono i fattori ambientali che agevolano tale funzionamento.

Struttura dell’ ICF

Nel modello ICF vengono presi in considerazione non solo gli aspetti medici legati ad una condizione di salute ma anche gli aspetti sociali conseguenti a tale condizione. L’ICF è caratterizzato da un insieme di categorie raggruppate e ordinate gerarchicamente secondo i criteri del modello biopsicosociale. Secondo una struttura a grappolo il modello si suddivide in due parti: funzionamento e disabilità, fattori contestuali.

La prima parte si ramifica in tre componenti:

  • funzioni corporee (b): descrizione delle funzioni fisiologiche e psicologiche e delle relative menomazioni;
  • strutture corporee (s): descrizione delle parti anatomiche del corpo e delle loro menomazioni. Si suddivide ulteriormente in tre qualificatori (estensione del problema, natura del problema e collocazione);
  • attività e partecipazione (d): descrizione delle difficoltà che il soggetto può avere nell’esecuzione di un compito o nel coinvolgimento in una situazione di vita. I due qualificatori per la componente Attività e Partecipazione, sono i qualificatori performance e il qualificatore capacità. Il qualificatore performance descrive quello che un individuo fa nel suo ambiente attuale. Il qualificatore capacità descrive ciò che una persona è in grado di fare in un ambiente neutro, che non facilita e non ostacola.

La seconda parte si ramifica in due componenti:

  • fattori ambientali (e): si tratta dell’ambiente fisico e delle sue caratteristiche che devono essere codificate dal punto di vista della persona che si sta descrivendo. Il primo qualificatore indica il grado in cui un fattore rappresenta un facilitatore o una barriera, in che grado cioè la sua presenza o assenza riduce o crea disabilità del soggetto descritto. Ad esempio, marciapiedi senza scalino possono essere codificati come facilitatori per una persona che fa uso di sedia a rotelle ma come una barriera per un non vedente che non percepisce la differenza fra marciapiede e strada.
  • fattori personali: riguardano il background personale della vita dell’individuo e le sue caratteristiche personali. Rientrano ad esempio: l’età, il sesso, lo stile di vita, la forma fisica, le esperienze passate, l’educazione. Questi fattori non sono al momento codificati all’interno del sistema ICF ma indicati in modo descrittivo.

Il sistema di classificazione ICF, in particolare le componenti d ed e vengono utilizzate anche nella scheda ambientale compilata dalla commissione medica per il riconoscimento dell’ handicap ai sensi della Legge 104/1992.

Si tratta di un sistema di classificazione molto complesso, per un approfondimento si consiglia di consultare il Portale italiano delle classificazioni sanitarie.

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