Accomodamenti ragionevoli

Accomodamenti ragionevoli

L’inclusione sociale non può prescindere dal concetto di accomodamenti ragionevoli. Cosa significa?

Il disabile è, prima di tutto, una persona che, in quanto tale, può avere problemi non soltanto ascrivibili alla malattia in senso clinico ma anche alla sua relazione con l’ambiente circostante: le altre persone e gli spazi in cui ci si muove.

Siccome tutti siamo uguali di fronte alla legge e dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter godere dei diritti e delle libertà fondamentali, è necessario agire, laddove possibile, allo scopo di rimuovere gli ostacoli, anche fisici, che ci impediscano di fruire di quanto ci spetta.

A quale costo? Ci dev’essere una valutazione economica di fattibilità, ovviamente, perché, se è troppo costoso cercare dei percorsi sostenibili, si rischia di non vederli mai implementati.

L’accomodamento ragionevole è, in quest’ottica, un piccolo accorgimento, che, con un esborso economico limitato (si pensi, ad esempio, all’installazione di un ascensore in azienda o a piccole modifiche all’orario di lavoro), migliora la vita a tutti, non soltanto al portatore di disabilità. Si tratta, quindi di rendere più accessibile l’ambiente, da intendersi sia come luogo fisico ma anche, in senso lato, come ambiente di lavoro.

L’articolo 2, comma 4 della Convenzione ONU definisce gli accomodamenti ragionevoli:

modifiche e adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, e lo scopo è ” garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Con una sentenza del 2013, la Corte di Giustizia Europea ha imposto ai datori di lavoro degli stati membri di adottare gli accomodamenti ragionevoli per agevolare l’inclusione del disabile.

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